Cannes: Robert Pattinson, il vampiro ora è un criminale

In concorso Good Time dei fratelli Safdie e lui è da Oscar

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Lo scenario e’ la New York ai margini, quella di zone malfamate come i Queens, popolata di tossici, delinquenti, psicopatici. E’ li’ che si muovono i protagonisti di Good Time, un criminal drama, che porta in concorso per la prima volta al festival di Cannes Josh e Benny Safdie, due talenti del cinema indipendente americano amati dal Sundance, il cui cinema tira in ballo Martin Scorsese e Abel Ferrara. Ed e’ il film che mette in evidenza le doti interpretative di Robert Pattinson, l’attore inglese partito con la saga Twilight, votato ora al cinema d’autore (Cronenberg, Gray) e decisamente cresciuto e con questo ruolo punta all’Oscar. E’ la storia di due fratelli, tirati su con la figura ingombrante della nonna: rapinano la banca del quartiere e se la danno a gambe inseguiti dalla polizia, durante la fuga Connie (Pattinson) ce la fa, Nick (Benny Safdie, attore oltre che co-regista), il piu’ piccolo e con un ritardo mentale viene catturato. Da quel momento per Connie comincia una lunga adrenalinica notte per liberare il fratello, che nel frattempo in carcere si segnala come violento e incontenibile e per questo oltre che picchiato brutalmente dai compagni finisce in ospedale guardato a vista dalla polizia.
Connie non si arrende, il legame tra i due fratelli e’ fortissimo, ma la violenza senza logica, ai limiti delle follia e’ il solo linguaggio che i due sanno usare tra i bassifondi di New York.
“E’ stata quasi una scuola di criminalita’ – dice Robert Pattinson, londinese, 31 anni, affascinante e in carriera – abbiamo girato in strada, improvvisando molto spesso, con la gente intorno, bisognava sapersi muovere velocemente con la camera che ti stava addosso, tutto era basato sulla sorpresa di quello che facevi e intorno avevo delinquenti veri”. Good Time, che evoca nei momenti migliori il Taxi Driver di Scorsese, si concentra sulla figura del rapinatore “ossessivo, amorale, maniaco depressivo” lo descrive Pattinson. I fan lo inseguono, come sempre dai tempi di Twilight, “avevo paura dei paparazzi sul set mi aiutava la trasformazione in Connie, sentivo che non mi avrebbero riconosciuto”. In effetti: prima una maschera di gomma per la rapina, poi una barba lunga, infine una decolorazione bionda ai capelli per sfuggire alla polizia: e’ un Pattinson poco riconoscibile. Lui si sente votato al cinema d’autore: “So cosa faro’ nei prossimi 12 mesi” dice, il nuovo film di Olivier Assayas, una storia di mafia ambientata a Chicago con Sylvester Stallone affianco e Rachel Weisz e High Life di Claire Denis. “Questa sceneggiatura aveva un ritmo incredibile, musicale e richiedeva una recitazione non forzata, naturale, cosi’ mi sono messo al servizio. C’era una grandissima energia sul set, accadevano mille cose, un flusso potente che ti faceva andare veloce, quasi senza prove, con un dialogo ‘grezzo’, un modo di girare davvero unico”.
La storia di questo antieroe torturato, dicono i due fratelli Safdie, “ci permette di esplorare il ventre molle della nostra societa’, la parte marcia. Certo continuiamo ad amare i nostri personaggi, per noi Nick e Connie sono ancora eroi, rifiutano di accettare la loro vita. Robert Pattinson e’ un attore affascinante ma come tutti anche pieno di contraddizioni e ci piace come interpreta la disperata ricerca del fratello, quel legame che lo rende poi talmente vulnerabile da cacciarsi nei guai ancora peggio. E’ commovente la profondita’ che sta dargli Bob”. Assolutamente notevoli le musiche originali di Daniel Lopatin che registra con lo pesudonimo d’Oneohtrix Point Never (l’album uscira’ con il film), mentre la canzone finale e’ realizzata con Iggy Pop.

FONTEAnsa
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