IL TRUCCO C’È E SI VEDE, 18 LEGGENDE E MITI DA SFATARE NEL BEAUTY

Dai tagli seguendo a luna ai prodotti 'ipoallergenici' viaggio nelle fake news della bellezza

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Leggende e miti da sfatare nel beauty. Non c’è sito, rivista, canale YouTube o pagina Facebook in cui non siano dispensate pillole di «saggezza» per migliorare il nostro aspetto o aumentare il nostro benessere. Complici le tradizioni che si tramandano di generazione in generazione e il fatto che, tutto sommato, si tratta di argomenti leggeri, le leggende e i miti da sfatare in questo campo sono anche troppi. Beatrice Mautino, che per Chiarelettere ha pubblicato il libro Il trucco c’è e si vede, ne racconta e commenti i principali. Eccoli:

Un buon prodotto ha pochi ingredienti Il numero di ingredienti non è un parametro utile a definire la qualità di un prodotto. A volte si rende necessario far ricorso a un numero maggiore di ingredienti per sostituirne uno che ai consumatori non è più gradito.

I cosmetici venduti in farmacia sono più sicuri ed efficaci di quelli del supermercato Il fatto che un prodotto sia acquistabile in farmacia non costituisce di per sé una garanzia di sicurezza o efficacia rispetto a quelli venduti altrove. Creare prodotti specifici per canali di distribuzione diversi è una mossa di marketing che consente a un’azienda di raggiungere target di pubblico differenti.

Compro solo prodotti ipoallergenici perché ho la pelle sensibile Dal punto di vista legale, per il momento, non esiste una definizione chiara per l’uso del termine «ipoallergenico», che è sempre accompagnato dalla dicitura «formulato per ridurre il rischio di allergie». Nei prossimi anni le cose dovrebbero cambiare, con l’obbligo per i produttori di dimostrare scientificamente la veridicità del claim.

Ho un’allergia al nichel, quindi compro solo prodotti nichel free Non esistono prodotti senza nichel. Questo metallo è presente in natura ed escluderlo del tutto è impossibile. Infatti non troverete in commercio prodotti che vantino di essere senza nichel, ma incontrerete spesso il claim «nichel tested», che non indica l’assenza di nichel, né deve suggerire che sia presente in concentrazioni inferiori che in altri prodotti privi di quel claim. Significa solo che è stato quantificato (o che si è provato a farlo). Se siete allergici, non abbassate la guardia.

Se vuoi che i capelli crescano più forti, dacci un taglio I capelli non sono vivi. Non sentono dolore e non si accorgono se li tagliamo. Quindi non c’è nessun motivo per cui accorciarli dovrebbe farli crescere più in fretta o più vigorosi. C’è però una ragione se ci sembrano diversi quando li tagliamo: con il tempo le estremità si rovinano, perdono consistenza e fanno la loro comparsa le temibili doppie punte, che non sono altro che gli sfilacciamenti della «corda» di cheratina che man mano si sfalda. Tagliarle via serve a farci sentire i capelli più pieni e definiti.

I siliconi soffocano il capello I capelli non possono soffocare, perché non respirano. Sono costituiti da fibre di cheratina e non contengono  niente di vivo. I siliconi rivestono i capelli proteggendoli dall’usura e mantenendone l’idratazione.

Lo shampoo fa cadere i capelli I capelli cadono continuamente. Anche se non ce ne accorgiamo ne perdiamo in media tra i cinquanta e i cento al giorno: svolazzano per la strada mentre camminiamo, si depositano sui vestiti, vanno a finire sul pavimento e si infilano nelle pieghe del divano. La matassa di capelli caduti diventa evidente solo quando puliamo il sifone della doccia. Vediamo tanti capelli tutti assieme e siamo portati a pensare che i prodotti che usiamo per lavarli ne provochino la caduta, ma non è così.

Per avere capelli lucenti, devi spazzolarli molto No, no e poi no! Ogni volta che passiamo la spazzola, mettiamo alla prova le cuticole, le scagliette che ricoprono il capello. Se le danneggiamo o le eliminiamo con sfregamenti vigorosi, non lamentiamoci poi se ci vengono le doppie punte.

Per avere capelli belli e luminosi, sciacquali con l’aceto In questo classico rimedio della nonna, un fondo di verità c’è. L’aceto è composto principalmente da acido acetico, una sostanza con un pH, appunto, acido che si aggira attorno a un valore di 3. Gli acidi esercitano sulle cuticole un effetto «incollante», le fanno aderire saldamente al capello rendendolo più luminoso. Inoltre un ambiente acido aiuta le molecole condizionanti, come i sali quaternari di ammonio, a aderire al capello, aumentando l’effetto del balsamo. C’è però una controindicazione: l’aceto disidrata i capelli, quindi, alla lunga, potrebbero danneggiarsi e spezzarsi.

Prima cominci con la ceretta, meglio è In tanti sostengono che, se si inizia a fare la ceretta fin da molto giovani e si prosegue con costanza, si «convincono» i peli a smettere di crescere. Purtroppo non è vero. I peli fanno quello che vogliono e, salvo interventi drastici, smettono di crescere solo quando i bulbi piliferi hanno concluso il loro ciclo vitale.

Radersi con il rasoio porta ad avere peli più folti e spessi È un mito che nasce probabilmente dall’associazione mentale fra la rasatura quotidiana della barba e la crescita di peli sempre più spessi negli adolescenti. In realtà, però, l’ispessimento dei peli è un fenomeno naturale che avviene man mano che si va in là con gli anni, e non è certo provocato dall’azione del rasoio. I confronti quantitativi sui peli ricresciuti in seguito a una ceretta o a una rasatura dimostrano che le due tecniche danno risultati identici.

La luna influisce sulla crescita dei peli Secondo le credenze popolari la luna dovrebbe regolare buona parte dei fenomeni a cui andiamo quotidianamente incontro. Dovremmo consultare il calendario lunare per decidere quando seminare l’orto o imbottigliare il vino. La luna influirebbe sulla nascita dei bambini, ma anche sulla crescita di peli, capelli e unghie. Guai, quindi, a farsi la ceretta nel periodo sbagliato. Messe alla prova, però, tutte queste teorie non hanno mai dimostrato di essere qualcosa di più di semplici oscillazioni casuali. I bambini nascono con la luna calante, crescente, piena o nuova e, allo stesso modo, i peli ricrescono alla loro velocità.

Se vuoi eliminare la cellulite devi bere molta acqua, ma attenta alla ritenzione idrica O l’una o l’altra. O aumentare la quantità di acqua nel corpo ci permette di ridurre la cellulite, oppure la fa venire. Non possono essere vere entrambe, tuttavia queste due frasi le troviamo spesso accorpate con acrobazie logiche che le fanno sembrare perfettamente compatibili. La verità, udite udite, è che la percentuale di acqua nel nostro corpo non va a modificare la struttura dei tessuti.

Una bella dieta detox e vedrai che la cellulite scompare Da qualche anno circola l’idea che il nostro corpo accumuli tossine che si trasformano man mano in cellulite, rughe e altre disgrazie. Seguendo lo schema del problema-soluzione, ecco che il mercato ci mette a disposizione trattamenti «detox» che aiuterebbero il nostro organismo a liberarsi delle tossine. Se dovessi scegliere un mito su tutti, uno che proprio non ha alcun senso, tra quelli inventati a tavolino per creare un bisogno, eleggerei questo a mito del millennio. Vi siete mai chiesti quali siano queste tossine? Vi siete accorti che non le si nomina mai singolarmente? Avete mai letto di esperimenti in cui si misurano le quantità di tossine eliminate grazie al beverone che cercano di venderci? È tutto lasciato alla nostra immaginazione perché la sostanza non c’è.

Crema per la notte, crema per il giorno… cercano di farci comprare più creme o sono davvero diverse? Una differenza fra le creme formulate per la notte e quelle per il giorno c’è. Quella fondamentale è nella lista degli ingredienti. Le creme specifiche per la notte sono mediamente più grasse di quelle da giorno, perché hanno l’obiettivo principale di evitare la disidratazione della pelle durante il sonno, con il risultato, però, che ungono e creano un effetto lucido esteticamente sgradevole. Ma l’aspetto più importante è quello legato alla presenza di molecole «rigeneranti», come l’acido glicolico o il retinolo, che reagiscono con la luce del sole provocando irritazioni cutanee. Aggiungerle alla formulazione di un prodotto da usare di notte permette di aggirare questo problema. Per contro, le creme da giorno per il viso dovrebbero sempre avere un fattore di protezione solare che, ovviamente, di notte non serve.

Le creme idratanti e gli shampoo creano dipendenza È convinzione abbastanza comune che le sostanze contenute nelle creme per il viso (o nel burrocacao per le labbra) e quelle presenti negli shampoo modifichino il comportamento delle ghiandole sebacee rendendole più o meno attive a seconda dei casi. Lo shampoo, lavando via il sebo, indurrebbe le ghiandole a produrne sempre di più. Le creme idratanti, invece, occluderebbero i pori, impedendo loro di secernere sebo e rendendo quindi la pelle secca e disidratata, incapace di difendersi da sola. Di conseguenza molti consigliano di cambiare spesso i prodotti per non «abituare» la pelle. La produzione del sebo è un processo complicato e regolato da molti fattori, compresi ovviamente quelli ormonali, e può essere modulata con l’applicazione di prodotti specifici che, però, rientrano nella categoria dei farmaci.

Per non bruciarsi al primo sole, conviene preparare la pelle con qualche lampada L’abbronzatura fornisce un fattore di protezione molto basso, dell’ordine di un Spf 2, filtrando solo il 50 per cento dei raggi Uvb. Quindi, con le sedute abbronzanti, più che preparare la pelle, la si sottopone a uno stress che, all’atto pratico, non dà il benché minimo vantaggio. Se poi consideriamo che sottoporsi a sedute abbronzanti aumenta il rischio di contrarre un tumore alla pelle, capiamo facilmente che il gioco non vale la candela.

Non mi serve la crema, tengo la magliettaTessuti diversi garantiscono protezioni diverse. Per andare sul sicuro dobbiamo indossare abiti di jeans. Questo tessuto, infatti, riesce a bloccare il 99,94 per cento dei raggi Uv ed equivale a un Spf 1700. Un’alternativa più «fresca» è rappresentata dagli abiti in poliestere o nylon, paragonabili a un Spf 50. Certo, si rischia di sudare molto. Il cotone, invece, è un pessimo scudo: riesce a fermare solo il 75 per cento dei raggi Uv. Quindi indossare una T-shirt equivale a spalmarsi una crema con Spf 5.

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