Design Week, dalla casa che si piega al rifugio dignitoso, le Living Unit del futuro

Inhabits al FuoriSalone ospita moduli abitativi leggeri, adattibili, 'nomadi'

Design sociale, sostenibilità, moduli abitativi itineranti, spostabili, adattabili, leggeri. Il nomadismo è una macrotendenza dello stile di vita contemporaneo, in tutti gli ambiti dal lavoro – precario dunque mobile, all’arredo – sempre pronto a traslocare insieme a noi e a ricomporsi altrove. A Milano nei giorni della Design Week se ne parla molto nel Salone del Mobile e nel FuoriSalone: le abitudini stanno cambiando così come l’abitare. Nel Parco Sempione a ridosso del castello Sforzesco c’è la prima edizione di INHABITS – Milano Design Village,  un’esposizione unica nel suo genere, interamente dedicata al mondo del design e dell’architettura e alle modalità di abitare e di vivere lo spazio urbano. Protagonisti della manifestazione, dal 4 al 9 aprile, in Piazza del Cannone a Milano, sono i moduli abitativi, o Living Unit, e spazi urbani itineranti.

In esposizione e visitabili per tutta la settimana infatti sono cinque housing units, italiane e internazionali, e alcuni progetti di design dedicati alla sostenibilità urbana e all’energia rinnovabile. Un evento ideato da Re.rurban Studio, fondatori di Zona Santambrogio Design District, in co-produzione con Killer Kiccen, con il patrocinio del Comune di Milano e di ADI-Associazione Design Italiano.

Leitmotiv della kermesse, che si inserisce nella cornice del Fuorisalone una riflessione sulla questione abitativa e sulla percezione dello spazio pubblico cittadino.

Dal collaboratorio OFIS, C+C, C28 e AKT II in collaborazione con il contractor Permiz  arriva la Living Unit in legno autoportante flessibile e adattabile ad ogni tipo di contesto, condizione climatica e terreno. I moduli possono essere usati come rifugio, casa vacanze, casa sull’albero, o abitazione temporanea in occasioni di ricerca, turismo o emergenza. Le dimensioni ridotte permettono diverse modalità di trasporto e installazione. L’unità base può ospitare 2 persone perché dotata di un letto doppio, guardaroba, tavolo e sedie con possibilità di installare un bagno e una piccola cucina. Se necessario 2 o più unità possono essere combinate, creando un’abitazione più grande in grado di accogliere 4-6 persone; possono essere aggregate sia verticalmente che orizzontalmente. Il concept propone l’uso del legno, materiale per eccellenza naturale, ecologico e ecocompatibile. La facciata e gli interni possono essere modificabili e flessibili, in modo che l’unità nelle sue finiture possano essere usate in siti e contesti diversi.

Lo studio Dedalo Architettura di Torino presenta Omnia, una Tiny House, ossia quella nuova categoria di edifici pensati per assolvere alle esigenze ecologiche ed economiche dell’abitare nella città contemporanea. Disponibile ad essere trasportata, ad occupare spazi inconsueti quali le superfici inutilizzate delle coperture, agli spazi tra casa e casa nel tessuto costruito della città, Omnia risponde ad una nuova domanda del mercato e del vivere metropolitano globale.Pensata per comunicare e trasmettere informazioni ed energia con altri edifici simili si candida ad assolvere il “gap” esistente tra i consumi e la produzione delle “risorse che danno vita al metabolismo urbano”. Altrettanto la caratteristica di rimozione e reversibilità la rendono utilizzabile anche in luoghi di pregio naturalistico ovvero per assolvere velocemente e concretamente a problematiche legate con eventi di calamità naturali.

Lo studio spagnolo Urbana IDR propone Suri, un alloggio temporaneo dignitoso per situazioni di emergenza, dalle calamità naturali (è stata ideata dopo il terremoto di Lorca in Spagna e utilizzata con le Nazioni Unite ad Haiti) alle crisi dei migranti e dei rifugiati. Suri è progettato per migliorare le condizioni di vita di persone sfollate da emergenze e disastri naturali, in modo rapido e con dignità, permette la sua trasformazione nel tempo diventando un rifugio di transizione e un alloggiamento definitivo, leggero, facile da trasportare e montare da due persone non qualificate. Le unità possono essere unite in entrambe le direzioni, il che fornisce ripari di diverse dimensioni e forme. Le pareti sono impermeabili, traspiranti e isolanti. Il disegno comprende camere ventilate che migliorano il comportamento termico e la qualità della vita. Il design permette l’ingresso della luce naturale verso l’interno, migliorando il consumo energetico. Le facciate hanno finestre e fori per ventilare e far circolare l’aria interna. Le pareti esterne sono riempite con sacchi di sabbia reperiti nella zona; migliorano inerzia termica del muro, aumentando la stabilità e la forza complessiva delle unità e servono come base. Si riduce anche il peso delle unità durante il trasporto. I rifugi Suri possono essere distribuiti con pannelli solari e integrano un metodo di raccolta e purificazione dell’ acqua piovana diventando così autosufficienti.

Il sistema ideato e messo a punto dall’architetto Renato Vidal, protetto da brevetto fortemente innovativo è M.A.Di., una living unit ‘ripiegabile’. La sua specificità risiede nella tecnica di dispiegamento, estremamente semplificata. Le strutture M.A.DI. non consumano territorio perché non necessitano di fondazioni e venuto meno l’uso, possono essere ripiegate e impilate in un deposito pronte per un nuovo utilizzo; il sistema permette, in poche ore e nel luogo prescelto, di avere una vera casa in classe A, con la possibilità di richiuderla ed eventualmente trasferirla in altro luogo. È una struttura modulare polifunzionale antisismica per un uso residenziale, di primo soccorso in caso di calamità naturali, per strutture ricettive, per il tempo libero e per la collettività. M.A.DI. offre in sostanza la libertà di disporre, da subito, di una casa temporanea nel luogo dove si desidera, o di una casa permanente se posta su un terreno edificabile, personalizzata e dimensionata in base alle necessità e disponibilità finanziarie.

Il progetto N_D Creative Studio per la Living Unit di Inhabits punta alla collaborazione con altri professionisti e al riutilizzo dei materiali, alla ricerca di un’economia circolare che porti alla valorizzazione e all’uso di materiali e oggetti pensati per altri scopi. Nessuna lavorazione aggiuntiva sui materiali, in modo da poterli utilizzare e restituire al termine della manifestazione, permettendone la reintroduzione all’interno dell’ordinario ciclo di vita e minimizzando i costi di stoccaggio da parte dell’organizzatore.

FONTEAnsa
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