Hollywood Babylonia, la storia segreta sotto le lenzuola

Docu su gigolo/ruffiano preferito dai divi, da Grant a Hepburn

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Mentre si arricchiscono ogni giorno le proporzioni dello scandalo su molestie e abusi nella Hollywood di oggi, un documentario alza i veli sui segreti sotto le lenzuola dei più grandi divi del passato nella Mecca del cinema. In Scotty and the secret history of Hollywood di Matt Tyrnauer, presentato alla Festa del cinema di Roma va in scena, il mondo pansessuale di Scotty Bowers, brillante 94enne, ex gigolo e ruffiano, amante e/o procacciatore di donne e uomini, a seconda dei casi, per registi come George Cukor Cary Grant, Katharine Hepburn (alla quale avrebbe ‘trovato’ 150 donne in 50 anni), Bette Davis, Spencer Tracy, Vivien Leigh e via così.
    Un mare di dettagli su quanto Hollywood costringesse le proprie star a nascondere preferenze e omosessualità dietro un’immagine di facciata, che Bowers ha rivelato per la prima volta cinque anni fa in un libro, Full service.
“Scotty ha mantenuto il segreto a lungo, era più a suo agio nel raccontare certi fatti dopo la morte di certi attori. C’è un reale valore storico secondo me nel suo voler raccontare queste storie” dice Tyrnauer che crede in toto al suo protagonista, assicurando di aver fatto ove possibile fact checking (di cui però nel film non c’è grande traccia). Così seguiamo un fiume di storie che va dai particolari sui menage à trois che Bowers faceva con il principe Edward e Wallis Simpson, al sostenere che in realtà il rapporto Tracy -Hepburn sarebbe stata solo una collaborazione artistica, utilizzata per nascondere le reali preferenze di entrambi. Il regista non fa paragoni con l’oggi da Weinstein a Kevin Spacey: ”ci siamo fermati molto prima nel racconto, Scotty però ribadisce che quelle che creava lui erano situazioni pienamente consensuali, tutti volevano essere lì e avevano piacere a partecipare. Uno dei suoi mantra, è ”cercavo di fare tutti felici”.
L’ex marine Bowers racconta con candore anche di essere stato abusato da bambino da un vicino di casa, per poi iniziare a vendersi da adolescente ad alcuni sacerdoti, e a darsi da fare come ruffiano per una sua insegnante. Rifiuta però di essere considerato una vittima: ”ho sempre fatto quello che ho voluto” dice. Da adulto non sono mancati altri traumi, come la morte del fratello in guerra e della figlia appena 23enne dopo un aborto. Fino al presente, nel quale vive serenamente con la sua seconda pazientissima moglie, che sopporta anche le sue derive da accumulatore seriale.
Scotty ”per me è un eroe non riconosciuto della liberazione gay – dice Tyrnauer -. Nei suoi anni c’era la paura e il terrore della scoperta, invece con l’arrivo dell’Aids, si è passati alla paura e il terrore della malattia. E’ un contrasto che ritroviamo in gran parte del film. Come regista gay, cresciuto con molti più complessi di lui, trovavo affascinante esplorare quest’aspetto. Scotty è molto diretto nel suo modo di fare, non prova ne’ vergogna ne’ sensi di colpa”.

FONTEAnsa
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