Javier Bardem, così sono diventato quel mostro di Pablo Escobar

Penelope Cruz, bravo sul set ma a casa mi nauseava

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Padre amorevole e premuroso in casa, ferocissimo boss capace di mettere in ginocchio un paese intero: Javier Bardem insegue Pablo Escobar da anni, “affascinato come attore” da questo super criminale “e dalle sue contraddizioni”. Un mostro da raccontare nel contesto in cui è potuto emergere, “venuto su al pari di Hitler non da un altro pianeta ma dal suo paese. Cercare di avvicinarmi alle sue contraddizioni mi interessava da così tanto tempo che quando è uscito il libro verità di Virginia Vallejo, ‘Amando Pablo, odiando Escobar’, ho capito che era arrivato il momento”.
Bardem, che è anche produttore, si è trasformato nell’inventore del narcotraffico, il potente e sanguinario Escobar, il re della cocaina, il boss del cartello di Medellin ucciso dai poliziotti nel ’93, in un modo impressionante, arrivando ad ingrassare fino a 20 chili. Loving Pablo, con la regia dello spagnolo Fernando Leon de Aranoa, è stato presentato con successo fuori concorso a Venezia 74 (uscirà in sala in Italia per Notorius), ed è la nuova versione cinematografica delle gesta del criminale, dopo la serie Netflix ‘Narcos’ e ‘Escobar’, il film di Andrea di Stefano interpretato da Benicio Del Toro.
“Javier – dice la moglie Penelope Cruz che interpreta la giornalista e per un po’ di tempo anche amante Virginia – mi spaventava, aveva una energia così brutta, aggressiva, essere così dentro il suo personaggio mi aiutava sul set ma poi a casa mi dava nausea. Dopo 4 settimane di riprese non vedevo l’ora di finire il film, non vedevo Javier ma Pablo e mi spaventava nonostante sapessi che c’era il trucco”.
Coppia sul set e nella vita, i due premi Oscar sono tornati a lavorare insieme per questo film che è stato un’esperienza particolare, hanno raccontato sul red carpet di Venezia che li ha accolti da super star. “Mi interessava capire la sua personalità, quella contraddizione per cui era un padre affettuoso e ha fatto piangere centinaia di altri padri.
 Trasformarmi anche fisicamente in lui era importante per vivere il personaggio ma non l’ho mai portato fuori dal set, non era certo un piacere essere Escobar”, aggiunge l’attore che ha voluto girare in Colombia con troupe colombiane e nei luoghi reali della storia e persino con soldati che lo avevano combattuto. “La forma fisica era importante, raggiungere il suo peso dava gravità ai suoi movimenti, la sua lentezza era proverbiale così come l’energia che emanava, era un personaggio magnetico. Il suo animale preferito era l’ippopotamo, ne aveva nella sua villa e in qualche modo gli assomigliava. Dopo averlo così a lungo preparato – spiega Bardem – ho capito che alla base di tutto c’era il bisogno ossessivo del rispetto, era questo che lo faceva diventare matto, era questo che gli ha fatto mettere in ginocchio un paese. Si è circondato di personaggi dell’alta società, dava feste continuamente e tutto il glamour che stava attorno al narcotraffico deve far riflettere ancora oggi, bisogna sapere chi sosteniamo e chi frequentiamo. Come la Colombia oggi è il Messico ad essere dominato dai narcotrafficanti”.
Penelope Cruz è Virginia Vallejo, la più nota giornalista televisiva colombiana, bellissima e appariscente. Tutto il film è basato sul suo punto di vista. Prima il racconto dei party poi l’escalation di violenza fino alle estreme conseguenze. “Ho avuto a disposizione oltre al libro anche moltissimo materiale video. L’ho interpretata senza giudicarla, lasciando da parte le mie opinioni. L’attrazione che ha avuto per questo mostro ha avuto conseguenze per tutta la sua vita”.

FONTEAnsa
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