KRAV MAGA, LA MIGLIORE AUTODIFESA OLTRE LA TECNICA È L’AUTOSTIMA

Il metodo dalla palestra alla vita quotidiana

Non un’arte marziale “ma un sistema di difesa personale” che “si adatta alle esigenze dell’individuo, dal bambino di cinque anni, alla donna che deve superare un trauma, al 60enne con qualche problema fisico. Perché purtroppo l’aggressione può capitare a chiunque e le categorie più esposte a rischio sono proprio quelle più vulnerabili” Così gli istruttori Donatella Vecchi e Daniele Stazi definiscono il Krav Maga (in ebraico significa letteralmente “combattimento con contatto”), ed è il sistema ufficiale di difesa personale e combattimento dell’esercito israeliano. Una tecnica creata e perfezionata da Imi Lichtenfeld, che già aveva iniziato a svilupparla, a Bratislava negli anni ’30, quando la città era vittima delle persecuzioni naziste.

I due istruttori di Krav Maga Roma, parte della Ikmf, International Krav Maga Federation, hanno spiegato le basi del sistema di autodifesa in una lezione pratica , fra attacchi simulati, colpi rapidi e efficaci con cui reagire e scappare, puntando alle zone ‘sensibili’, in occasione della promozione di ‘Widows – Eredità Criminale’, il nuovo heist movie al femminile di Steve McQueen dal 15 novembre in sala.
Il Krav maga è infatti sempre più popolare anche come strumento immediato di autodifesa per le donne, con i corsi specifici di ‘stay Away’: “La prima cosa che insegniamo è la prevenzione – dicono Daniele e Donatella – che passa anche da una postura fisica più assertiva, dall’evitare situazioni di rischio, come fermarsi a controllare il telefono in ambienti isolati o correre con le cuffiette; se proprio vogliamo usarle basta metterne una, con l’altro orecchio e con lo sguardo è bene rimanere vigili su ciò che succede intorno. Senza dimenticare di dare anche retta al quel sesto senso, che è particolarmente forte nelle donne. E’ come se l’inconscio ci mandasse dei segnali, ma noi spesso non lo ascoltiamo”.
Le tecniche del Krav Maga, si basano proprio sull’istinto che abbiamo tutti nel difenderci da un pericolo: “La prima difesa è l’attacco – dice Daniele -, che per le donne si concretizza in quella reazione esplosiva, quella determinazione che nel minor tempo deve ottenere il massimo risultato. Il Krav Maga insegna a uscire dal conflitto nel modo più rapido possibile. Se addirittura riesco a non entrarci nel conflitto, ho vinto a monte, ma se sono obbligato, devo restarci il minimo possibile”.

Nelle donne è aumentata la consapevolezza di prepararsi all’autodifesa? “Ni – risponde Donatella che quando ha iniziato a praticare Krav Maga, 16 anni fa, era sola in classi di uomini, mentre oggi le donne costituiscono il 20% – 30% degli allievi -. Razionalmente sentiamo sempre di più i numeri delle statistiche su femminicidi, aggressioni e molestie, fisiche e non. Ma non tutte le donne sono disposte a fare qualcosa per imparare a difendersi. Da istruttore donna constato che sono molte di più quelle che si preoccupano di avere le cosce toniche e il sedere snello di quelle che vogliono essere pronte nell’eventualità che succeda qualcosa di brutto, perché non pensano possa accadere a loro. Il messaggio che dobbiamo far passare è che l’altro siamo noi. Non esiste un target di vittime. La molestia è totalmente trasversale, ricche, povere, istruite, non istruite, giovani, anziane, perché non è una questione di libido ma di potere”.
Con il Krav Maga “non insegniamo la violenza – sottolinea Daniele -. Naturalmente ce n’è un uso militare, per la law enforcement e la vip protection ma sono utilizzi del tutto diversi da quelli nel civile”. In questa chiave è uno strumento “che utilizziamo anche nelle lezioni ai bambini di 12 -13 anni contro il bullismo, andando nelle scuole. Proprio poco tempo fa con l’associazione Cuore Digitale, il Comune di Roma e la Polizia Postale eravamo a un evento cui hanno partecipato 500 studenti di seconde e terze medie al Palladium. In quel caso, come anche per le donne, si lavora sul costruire innanzitutto autostima. E tra i momenti più belli, c’è stata la testimonianza di una tredicenne vittima di bullismo, che dopo aver frequentato i corsi di Krav maga per tre mesi, è tornata a scuola, e senza dare neanche uno schiaffo, è riuscita a far smettere i bulli”.

E’ importante “quello che il Krav Maga lascia fuori dalla palestra – aggiunge Donatella -. La consapevolezza di poter fare qualcosa di cui non pensavi di avere le capacità, ti porta a far crescere il livello dell’autostima anche nella vita quotidiana. E’ la cosa più bella per me come istruttrice, vedere che quella sicurezza che gli allievi conoscono in palestra la portano con se’”. Spesso “ci fanno racconti commoventi – spiega Daniele – come quello di una donna vittima di violenza domestica mentre aveva il figlio in braccio, che grazie anche al Krav maga ha riconquistato il controllo della propria vita. La bravura di un istruttore è capire chi hai davanti. Se vedi che una tua allieva ha bisogno di mantenere durante il corso una distanza, devi avere la capacità di comprendere e rispettare. Perché alla base di quella necessità, c’è spesso un problema, che forse non è mai emerso e magari durante un corso ‘stay away’ viene fuori e permette alla persona di liberarsi”.

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