La battaglia del rossetto: Wycon condannata a rifare i negozi copiati da Kiko

Il giudice dà ragione al gruppo della famiglia Percassi. Il rivale ha fatto "concorrenza parassitaria": condannato a 700mila euro di multa e a rifare 120 negozi

Nella sfida del rossetto, tra le profumerie Kiko e quelle Wycon, i primi due set finiscono 6/0 6/0 a favore del gruppo bergamasco che fa capo alla famiglia Percassi. Manca ancora la Corte di Cassazione, per chiudere un procedimento che si trascina dal 2015, ma la sentenza di primo grado e di appello del tribunale di Milano ratifica una decisione schiacciante. La Wycon ha fatto concorrenza sleale alla Kiko, e nel dettaglio ha fatto “concorrenza parassitaria”, copiando in tutto il modello di attività della rivale, e sovrapponendosi a lei, creando confusione nei consumatori. Di qui la decisione dei giudici – ex articolo 2598 del codice civile – secondo cui la condotta parassitaria costituisce “il mezzo per determinare uno sfruttamento sistematico del lavoro e della creatività altrui, così determinandosi su tale piano la violazione dei principi di correttezza professionale che integrano la concorrenza leale”.

Stabilito che Wycon ha copiato perfino “il grembiule delle commesse”, il giudice si è addirittura espresso con una sentenza innovativa sul fatto che il gruppo convenuto abbia copiato il disegno industriale dei negozi di Kiko. E mentre l’azienda dei Percassi ha portato le fatture dello studio di architetti Iosa Ghini e associati,  che per suo conto ha realizzato stand, banconi e vetrine con un design industriale innovativo, Wycon ha prodotto una serie di foto di altre profumerie, a loro dire tute simili, per dimostrare che quello di Kiko con è un marchio di fabbrica. Ma il giudice ha rigettato al tesi, perché con l’unica eccezione delle profumerie Limoni, ogni profumeria ha il suo design, mentre le “circa 120 profumerie Wycon” fatte su misura del modello Kiko, hanno oggetti elementi tali da non lasciare dubbio al fatto che le prime hanno copiato le seconde.

Peraltro Kiko aveva avuto una disputa in passato anche con Limoni, sullo stesso assunto, e le profumerie Limoni piuttosto che andare al muro contro muro avevano preferito fare un passo indietro e transare la causa contro il gruppo dei Percassi. La stessa storia si era ripetuta in Francia, dove Kiko aveva vinto una causa contro le profumerie Reserve Naturelle, che secondo il giudice transalpino avevano copiato il formato degli italiani.

Per tutti questi motivi, l’appello ha confermato la sentenza del primo grado chiedendo a Wycon di pagare a Kiko 700 mila euro di danno (10 volte quanto pagato dai Percassi allo studio Iosa- Ghini) intimando Wycon di rifare i 120 negozi “parassiti”, molti dei quali sono in franchising. L’appello ha però riformato la sentenza di primo grado, dando – invece che 60 giorni – 150 per rifare i negozi che hanno emulato il modello dei Percassi, data che se sforata darà luogo a una sanzione di 10mla euro per ogni negozio.

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