Moda, in Italia è una questione di famiglia

Convegno Ey Firenze, 66% aziende italiane ha management familiare contro 25% media europea

Il 91% dei Ceo del sistema moda italiano investirà nel prossimo triennio nell’integrazione tra fisico e digitale (il cosiddetto ‘phygital’), considerata un asset “fondamentale per la crescita e per l’ottimizzazione del business del fashion”, con una spesa di circa 700 milioni di euro entro l’anno. E’ quanto emerso in occasione del convegno Ey “Il Fashion italiano nel mondo”, promosso a Firenze col patrocinio di Pitti Immagine e Cfmi, in collaborazione con Bnl, Aimpes e Mipel.

Secondo le ricerche di Ey, il 66% delle aziende familiari italiane presenta un management composto da componenti della famiglia, contro il 25% medio degli altri grandi paesi europei.

Nel settore moda, la percentuale di medie aziende a proprietà familiare (da cui origina circa un terzo dei marchi mondiali del lusso) è pari all’83%, di gran lunga superiore alla media nazionale (65%). Il 45% delle aziende italiane e globali ha in programma di investire di più nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi tre anni.

“Le aree di investimento – spiega Marco Grieco (Ey) – sono multiple: la comunicazione digitale come strumento di posizionamento del marchio sui mercati globali in maniera coerente e consistente con la strategia, il Crm per facilitare la crescita dei ricavi con una strategia commerciale personalizzata, e la supply chain per ridurre in maniera consistente il capitale circolante aziendale, attraverso modalità di previsione e gestione dello stock più sofisticate e allineate alle esigenze dei consumatori”.

Per la moda italiana “il 2016 si chiude bene, con un aumento del 2,8% quasi doppio rispetto al Pil italiano, e anche nei mesi del 2017 è in crescita. Lo ha affermato Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, intervenendo al convegno Ey. “Nel mondo – ha aggiunto – l’area che ha una maggior crescita percentuale è l’Europa, con Germania Spagna e Regno Unito, ancora adesso nel 2017 la Brexit non ha dato i suoi effetti”. Marenzi ha evidenziato che “l’unico mercato che ha avuto una contrazione, a parte la Cina, sono gli Usa che chiudono il 2016 con un -3%: qui c’è una serie di teorie su Trump, ma a mio avviso è troppo presto per ragionare su questo, si veniva da un 2015 a +17%, quindi c’è un consolidamento”. Corea del Sud e Giappone invece “stanno molto bene – conclude – il Giappone si è ripreso dalla sua crisi, e la Corea viaggia in doppia cifra, anche se nei primi mesi di quest’anno accusa una forte contrazione specie nel settore del duty-free”

FONTEAnsa
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