Nelle “happy hour” di Phnom Penh 50 anni di storia della Cambogia

Dal Femme Fatale del vecchio Hotel Royal al Front Line del Foreign Correspondents Club. Gli ultimi 50 anni della tormentata storia della Cambogia attraverso le “happy hour” dei piu’ famosi bar di Phnom Penh. In quella che meno di dieci anni dopo sarebbe diventata la capitale fantasma degli orrori dei Khmer Rossi, Jackie Kennedy Onassis si fermo’ al Royal nel 1967 dopo aver coronato il sogno di visitare i templi di Angkor Wat e in suo onore il barman creo’ un drink, elegante come la ex First Lady: un misto di crème de fraise des bois, cognac e champagne, decorato con un fiore tropicale.
Il Royal, comprato e rinnovato completamente nel 1997 dalla catena dei Raffles Hotel, ha visto la sua schiera di personaggi famosi passare per il suo Elephant Bar. Se del bicchiere usato da Jackie O. esisterebbe addirittura l’originale con tanto di macchia sbiadita del rossetto, altrettanto non si puo’ dire dei calici da cui hanno bevuto altri vip passati per questo albergo ricco di storia: da Charlie Chapin a Somerset Maugham nel cui celebre racconto “The Letter”, tradotto in film con Bette Davis nel 1940, cita un altro drink attribuito al leggendario mixologo del primo Raffle di Singapore, Ngiam Tong Boon, il Million Dollar Cocktail, mixando gin, vermouth dolce e secco, succo di ananas, bianco d’uovo e amari.
Phnom Penh e’ una citta’ che annega nell’alcol, con le “happy hour” tra le piu’ lunghe e generose del Sud Est asiatico. All’Happy Man, alle spalle del Palazzo Reale e a pochi passi dal lungofiume lungo il tour che muove il turismo di massa nella regione, si comincia a bere a prezzi stracciati a mezzogiorno per chiudere ben oltre dopo la mezzanotte. C’e’ probabilmente un filo rosso che lega il vasto consumo di alcolici al fatto che, dopo gli anni d’oro dell’epoca coloniale, la mappa della Cambogia si tinse di sangue. All’epoca della guerra del Vietnam e del genocidio ordinato dai Khmer Rossi avevano preso casa al Royal giornalisti come Elisabeth Becker del Washington Post, una dei pochi occidentali ad avere incontrato il dittatore Pol Pot, o Sydney Shamberg del New York Times, l’autore del libro di memorie da cui fu tratto il film “Killing Fields”, l; ultimo a lasciare la Cambogia dopo che tutti gli altri se ne erano andati.
In onore a questi corrispondenti, il FCC, con spettacolare vista sulla confluenza di Tonle Sap e Mekong, ha dedicato il Front Line: vodka infusa di peperoncino e pepe Kampot, frutto della passione, lime, sciroppo di vaniglia: “Un eterno favorito tra i giornalisti”, spiegano al bar sulla terrazza affacciata sul fiume dove oggi il mix e’ di expat, ex militari Usa e baby boomer in viaggio all’eterna ricerca del “come eravamo”.

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