Papà mammo, raddoppiati i congedi parentali per accudire i neonati

Uhy, passati dal 7% al 15% in 7 anni. Nel 2015 44 mila

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Sempre meno bambini ma sempre più accuditi anche dai papà. Nell’Italia della decrescita delle nascite, l’indicatore dei congedi parentali presi dai genitori di sesso maschile è in continua crescita da diversi anni ed in breve tempo la percentuale di chi ne usufruisce è raddoppiata: dal 7% del 2008 al 15% del 2015, un numero che avvicina l’Italia all’Europa. Nel 2015 il numero dei “papà mammo” in congedo parentale per accudire i neonati, dopo la maternità obbligatoria della madre sono stati 44.400 contro i 19.586 del 2008. È quanto emerge da una ricerca di UHY Italy, network che raggruppa società di consulenza fiscale, revisione e consulenza del lavoro.

In Italia negli ultimi 8 anni fra i lavoratori dipendenti sono stati oltre 240.000 i padri che hanno beneficiato del congedo parentale, contro quasi 2 milioni di donne. Nonostante il calo delle nascite, il numero annuale di permessi è cresciuto nel tempo, passando da 263.000 del 2008 ai quasi 300.000 del 2015.

Il fenomeno è più diffuso tra i genitori più maturi: due terzi dei lavoratori dipendenti che nel 2015 hanno fruito del congedo parentale infatti ha un’età fra 30 e 39 anni mentre un quarto del totale, oltre 79 mila è rappresentato dagli ultraquarantenni. In diminuzione, invece, le coppie sotto i 30 anni che beneficiano dei permessi: 31.954 nel 2015, rispetto a 34.601 del 2014. Le regole sui congedi in Italia sono ancora in evoluzione ed a partire dal 2013 è stato introdotto anche un congedo obbligatorio di paternità. “Inizialmente si trattava di 1 giorno, poi sono diventati 2 e dal 2018 saranno 4”, come ricorda Luca Bianchin partner UHY che guida il team di consulenti del lavoro.

Il nostro paese per ora è però ancora indietro in Europa nella spesa per congedi parentali, misurata, per ogni nato, in percentuale del prodotto interno lordo pro-capite. In Italia il contributo si ferma al 19%, rispetto al 29% di Gran Bretagna, 27% di Germania, 24 % della Francia e 21% della Spagna. Fanalino di coda l’Irlanda con il 7%. In vetta Repubblica Ceca, Ungheria e Paesi Scandinavi con percentuali oltre il 50%

FONTEAnsa
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