I piatti della tradizione rivisitati per i vegani, ecco il trend. Come fare una ‘quasi Cacio e Pepe’

Il popolo dei vegani crudisti come una comunità, cene gourmet con chef in case private

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Potrebbe apparire perfino blasfemo ai puristi della cucina romanesca amanti dei tonnarelli ‘cacio e pepe’, piatto difficile da fare a regola d’arte e che perciò impone una lista d’attesa di prenotazioni nei ristoranti della capitale che la sanno fare. Ma il cambiamento è avvenuto: dopo le melanzane alla parmigiana, la lasagna bolognese e la pizza napoletana, perfino il piatto fra i più romani è evoluto in chiave vegana e, adesso, perfino crudista. Cacio e pepe, infatti, si aggiunge alla sempre più lunga lista dei piatti vegani (è vegetariano totale, quindi niente uova per i tonnarelli, né pecorino per il condimento), ed è diventato anche ‘raw’, ovvero crudo (i crudisti non cuociono – piuttosto intiepidiscono per essiccare – perché le alte temperature possono alterare le proprietà organolettiche e nutrizionali dei cibi, dunque niente pasta da cuocere).

Cosa è rimasto del piatto originale? L’hanno scoperto ieri sera un folto numero di residenti della città, crudisti ‘cultural geek’ (questo il termine del momento, rubato agli anglosassoni per individuare i fedelissimi, esperti, appassionati e un po’ ortodossi) e soprattutto molti onnivori curiosi che hanno assaporato per la prima volta il piatto romano rivisitato in chiave crudista vegana in un antico palazzo storico del XIII Secolo, circondato da un meraviglioso giardino di limoni, nascosto nelle Mura Aureliane, fra la stazione Termini e San Lorenzo. Qui, una residenza privata è stata aperta per la serata, curata dalla Raw-Chef Patrizia Romeo, docente di cucina crudista vegana alla Grezzo Faculty di Roma.

“Il crudismo vegano sta rivisitando molti piatti della tradizione culinaria italiana, ai quali siamo affezionati, – spiega Romeo. – Già riproposti alcuni piatti come la pizza napoletana, fatta con un impasto di grano saraceno e noci che si possono usare crudi previa essiccatura, da condire con vegetali a volontà e salse di formaggi vegani. A seguire polpette al sugo, lasagne tipo bolognese, i tortelli e i ravioli con sfoglia di cocco e ripieni di verdure e creme vegetali, anche conditi con olio alla salvia o crema di frutta secca che all’occhio li rende molto simili a quelli tradizionali. Apprezzate da molti le melanzane alla parmigiana crudiste così come i dolci tipici italiani dal tiramisù alla torta della nonna con i pinoli. Infine la crema pasticcera crudista che ha lo stesso identico sapore della classica”.

Da New York a Londra, da Milano a Roma, con lo strategico tamtam dei social network come facebook e instagram, il popolo dei crudisti vegani aumenta di giorno in giorno e si dà appuntamento sempre più spesso in case private per condividere apertivi e cene gourmet che includono anche i suggerimenti degli chef che, a fine serata, si uniscono agli ospiti. Il ‘nocciolo duro’ dei crudisti fa community sui social e nelle piazze virtuali dei forum si scambia ricette e notizie salutistiche sui benefici dei metodi di preparazione dei cibi. E attraverso le chat si creano gruppi e nuove amicizie, con appuntamenti di casa in casa con cui allargare non solo le conoscenze sul crudismo e moltiplicare gli assaggi ma infittire anche la rete di amicizie, unite dallo stesso interesse per il raw-vegan. Fra i gruppi facebook più rinomati ci sono ‘crudismo vegano’, ‘crudismo facile – la via armoniosa del crudismo salutare’, ‘crudismo vegano che alluna la vita’ e ‘crudismo vegano Italia’.

Ingredienti rigorosamente biologici, essiccatori (griglie che producono aria tiepida, da quelli grandi per professionisti ai mini per uso casalingo), frullatori e altri attrezzi nuovi si fanno largo nella cucine italiane per la preparazione di manicaretti vegani e crudi da consumare in modo esclusivo e quasi religioso o da affiancare ai piatti tradizionali. “La cucina crudista vegana è anche utile praticarla ad intermittenza, per esempio nei periodi in cui si vuole seguire una dieta depurativa, magari dopo le abbuffate di feste e vacanze”, sottolinea Romeo.

Dalla Chef Patrizia Romeo per Ansa Lifestyle ecco la ricetta del cacio a pepe rivisitato, da fare in 5 passaggi:

SPAGHETTI DI ZUCCHINA ‘QUASI CACIO E PEPE’:
di Patrizia Romeo.
Per 4 persone
2 zucchine scure
1 tazza di anacardi
¾ tazza di acqua
3 cucchiai di succo di limone
1 cucchiaio di lievito alimentare
½ cucchiaio di grani di pepe nero
1 cucchiaino di sale marino integrale
Olio extra vergine di oliva
1 – Coprite gli anacardi con abbondante acqua fresca, e lasciateli reidratare per almeno 2 ore.
2 – Con l’aiuto di uno spiralizzatore, create gli spaghetti dalle zucchine. In alternativa usate un pela verdure: tagliate delle fette di zucchina sottili e lunghe, quindi tagliate le fette ottenute sempre nel senso della lunghezza, creando delle fettuccine.
3 – Scolate e sciacquate gli anacardi, quindi frullateli insieme all’acqua, il limone, il lievito alimentare, il pepe nero ed il sale marino integrale, fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea.
4 – Condite gli spaghetti di zucchina con olio extra vergine di oliva e qualche pizzico di sale marino integrale e lasciateli marinare per 2 minuti.
5 – Condite gli spaghetti con la crema di anacardi e pepe e servite immediatamente.

FONTEAnsa
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