Jeff Koons gioca con i maestri del Louvre per Louis Vuitton

Jeff Koons dopo Stephen Sprouse, Richard Prince, Takashi Murakami e Yayoi Kusama: la nuova collezione di 51 “pezzi facili” disegnati per Louis Vuitton dall’artista americano ispirandosi ai capolavori dell’arte europea dal rinascimento al barocco ha debuttato a Parigi.
Il matrimonio “made in heaven” tra l’ex marito di Ilona Staller e la casa di moda dall’inconfondibile monogramma ha garantito all’artista piena liberta’ creativa. Koons ha “adottato” cinque capolavori tra cui la “Gioconda” di Leonardo, “Caccia alla Tigre’ di Rubens, la “Giblette” (Ragazza che gioca col cagnolino) di Fragonard e il sensualissimo “Marte, Venere e Amore” di Tiziano, ma ha anche “giocato con le iniziali incrociate “LV” abbinandole alle sue (“JK”) e dotato le borse di un ciondolo con un coniglietto al posto del lucchetto delle edizioni tradizionali. “Ho già lavorato con il gruppo LVMH per un progetto Dom Perignon nel 2003 ed e’ stata una esperienza fantastica”, ha detto Koons, felice di questa nuova opportunità creativa.

Stavolta a fare da catalizzatore alla joint venture e’ stata Delphine Arnault, la figlia del capo di LVMH, Bernard Arnault. La collezione, presentata al Louvre dallo stesso Koons (Catherine Denevue, Jennifer Aniston, Chloe Sevigny e Michelle Williams tra le invitate di una cena stellata e Alicia Vikander come testimonial) e’ coloratissima e relativamente accessibile, trattandosi di una griffe del livello di Vuitton. Uno zainetto Rubens costa 2.600 euro, mentre una “Speedy” decorata con un campo di grano e cipressi di Van Gogh si vende per 2.240 euro.
Tutto e’ relativo ovviamente: Koons detiene il record per un’opera d’arte venduta all’asta, 58,4 milioni di dollari nel 2013 per il suo Balloon Dog (Orange). In paragone, il portachiavi da 585 dollari sembra un affare. Inevitabili le critiche che spesso accompagnano le creazioni di Koons, un artista costantemente in bilico tra creazione artistica, kitsch e merchandising. Genio o ciarlatano? Famoso per aver elevato giocattoli da bambini e aspirapolvere alla statura degli dei dell’antica Grecia, Koons ha lavorato per un anno in assoluta segretezza alla nuova linea intitolata semplicemente “Masters”, maestri: oltre alle borse e ai portachiavi comprende sciarpe e custodie da laptop. “Per me e’ una celebrazione: un modo di puntare i riflettori sulla storia dell’arte. Non vedo l’ora di ammirare queste borse in strada o in un ristorante”, ha spiegato Jeff secondo cui “Rubens non sarebbe stato lo stesso senza Leonardo e Tiziano. E Monet amava Goya e Raffaello”. Felice anche Larry Gagosian, il gallerista che lo rappresenta: “Jeff e’ uno degli artisti che possono entrare in quest’acqua senza danneggiare il suo lavoro.
Non e’ quello che avrebbe fatto Mark Rothko, ma Warhol si, e Warhol e’ una delle sue ispirazioni”.

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