“Fashion is Food, Food is Fashion”, puntare sul made in Italy valorizzando moda e cibo

Moda e cibo, due eccellenze del made in Italy su cui investire per attirare acquirenti da tutto il mondo. Questo il tema attorno al quale è ruotata la 13esima edizione di Mfgs-Milano Fashion Global Summit, il convegno dal titolo “Fashion is Food, Food is Fashion”, organizzato da Class Editori in collaborazione con Camera Nazionale della moda (Cnmi) e Bank of America Merrill Lynch.

Il convegno all’Auditorium Testori, presso il Palazzo Lombardia di Milano, è durato l’intera giornata dell’11 novembre e si è appena concluso. Gli argomenti di discussione sono stati, oltre che gli scenari e l’evoluzione economico finanziaria di Moda e Lusso, anche gli incroci che ci sono tra Fashion e Food, sostenendo come l’interazione crei valore aggiunto e sia uno strumento per potenziare l’impatto delle produzioni italiane a livello internazionale.

Per la moda, tutti sono d’accordo nel dire che uno dei bacini di utenza più importanti sarà la Cina, che vedrà «400 milioni di abitanti delle campagne cambiare vita e andare nelle città – ha detto Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) – e attraverso varie fasi arrivare a consumare anche i nostri top brand, ma anche quelli medi». La Cina è un mercato importante per molte case di moda italiane, come ad esempio Salvatore Ferragamo, per cui “rappresenta quasi il 50% del business“, ha spiegato il CEO e group managing director Michele Norsa.

Era presente al convegno anche Tomaso Trussardi, che condivide con i colleghi le aperture al mercato cinese: “Guardando avanti di 5/10 anni, credo che la classe media cinese sarà un importante bacino di consumo“. Lui, però, ha intenzione di andare a est, con il food del suo Cafè Trussardi, esportando quindi non solo l’eccellenza della moda italiana ma anche quella della buona cucina. Secondo Patrizio Bertelli, CEO di Prada, non c’è solo la Cina come possibile mercato di espansione «ma anche il Giappone, i Paesi del Golfo e il Brasile».

Da anni, le nostre città sono piene di negozi cinesi, che hanno trovato spazio nel mercato italiano anche grazie ai costi contenuti dei loro prodotti. Diverso il discorso per le due cucine, cinese e giapponese, molto apprezzate in Italia, soprattutto dai giovani. Sembrerebbe arrivato, adesso, il momento di andare noi in Oriente con cibo e moda, e possiamo intravedere una scommessa già vinta, perché la qualità, anche se in ritardo, paga sempre.