Sushi mania, guida per “bacchettisti” in erba. Come sopravvivere al primo Sushi Bar

“All we need is…SUSHI!”
Già da qualche anno è esplosa in Italia la sushi mania e, diciamo la verità, tutti siamo stati, più o meno, contagiati. La cucina italiana non si sostituisce, ma bisogna ammettere che anche quella orientale non è niente male. Siamo sempre più aperti a nuove sperimentazioni tra i fornelli e a conoscere le tradizioni di altri paesi, tant’è che, in questi anni, sono stati aperti moltissimi ristoranti cinesi, messicani, africani e giapponesi. Mentre la cucina fast food americana la conoscevamo già bene grazie alle grandi catene, che però stanno perdendo punti, a favore di un’alimentazione più sana e leggera.

Affolliamo i Sushi Bar, spesso, senza neanche sapere cosa stiamo mangiando, e quando scorre il nastro con sopra i piattini chiediamo alle amiche: “Prendimi quello lungo! No, non quello. Voglio il pezzo rosso!” oppure “Che c’è qua dentro? Non è piccante vero?”. Allora perché non capirne di più con i nostri consigli per i nuovi adepti della bacchetta, posate le forchette e preparate la soia… vi verrà una gran fame alla fine di questa lettura!

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In Giappone la parola “sushi” significa “acido” e viene riferita a una serie di cibi preparati con il riso, mentre noi, comunemente, indichiamo con questo termine il pesce crudo. Vi sono diversi modi e ingredienti di preparazione, i più comuni e apprezzati in Italia sono i Maki, i Nigiri e i California Rolls.

Il Makizushi è la tecnica del sushi arrotolato, dentro un’alga secca, di colore scuro, chiamata nori. All’interno si trova riso con salmone, tonno o spigola, spesso anche avocado, il frutto più utilizzato nel sushi. Vi sono quattro varianti di maki che si differenziano per forma e grandezza: i più comuni futomaki e hosomaki, il temaki a forma di cono e i buonissimi uramaki, che hanno l’alga all’interno insieme al ripieno, mentre la parte esterna è fatta di riso, spesso ricoperto di  semi di sesamo o papavero. Grazie alla varietà del ripieno incontrano i gusti di tutti: philadelphia e salmone, gambero in tempura, frittata, tonno e avocado.

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Da sinistra: uramaki, uramaki tempura e hosomaki

L’Oshizushi ha una forma rettangolare che viene realizzata attraverso uno stampo di legno e compattando il blocco di riso che, poi, viene tagliato a pezzetti di uguale dimensione. L’Inarizushi , invece, è costituito da una pallina di riso, sushi e altri ingredienti, inseriti in una piccola tasca fatta con tofu fritto, foglia di cavolo oppure frittata.

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Oshizushi

Il Nigirizushi, molto apprezzato in Italia, è una polpetta di riso allungata con sopra una fetta di pesce crudo tagliato non troppo sottile, spesso salmone o tonno, ma è comune anche con il gambero scottato, l’anguilla fritta o le uova di salmone. Infine, un’altra piccola delizia è l’onigiri, una palla di riso di dimensioni piuttosto grandi, a volte anche triangolare, ripiena di sushi e altri condimenti, tenuta insieme da una striscia di alga nori.

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Da sinistra: inarizushi fantasiosi, nigiri e onigiri.

Il sushi va accompagnato dalla salsa di soia, un po’ di wasabi (molto piccante) e zenzero, ma si può scegliere in base al proprio gusto personale: c’è chi annega i maki  nella soia e chi li preferisce in purezza. Per quanto riguarda l’uso delle bacchette, non demordete alle prime difficoltà chiedendo una forchetta; basta solo un po’ di allenamento e la soddisfazione sarà maggiore!

Non ci resta che augurarvi buon appetito per la vostra prossima capatina al ristorante giapponese… anzi いただきます – Itadakimasu!