Fuorisalone 2015, in mostra 70 abiti in stile pop – Gallery

Gli anni Sessanta furono quelli della musica – Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan – ma anche della cultura underground, dello stile hippie chic e dell’arte Optical. Al Fuorisalone 2015 di Milano, dal 14 al 17 aprile, durante la Design Week, Franco Jacassi di Vintage Delirium presenta la mostra “I am Pop“, in cui vengono esposti 70 abiti in stile pop che ci mostrano le varie tendenze del periodo.

Questa cultura  influenza e ingloba tutte le forme di espressione dalla musica, al cinema, alla moda e, soprattutto per la moda, sono gli anni di una netta inversione di tendenza: per la prima volta la moda della strada entra nei saloni della Haute Couture. Kings Road e Carnaby Street a Londra diventano il riferimento per le nuove generazioni che rifuggono i valori tradizionali e cercano nuovi modelli di riconoscimento. Nasce, nella capitale del Regno Unito, quello stile che oggi viene definito “hippies chic” che richiama le atmosfere dell’India, presentato negli abiti di Thea Porter, Marion Foale e Sally Tuffin.

Anche Brigitte Bardot, idolo dei giovani in quegli anni, disdegna le offerte dei famosi couturiers e si veste in modo anticonvenzionale nelle boutiques, ma la vera innovazione di quegli anni è la minigonna, inventata da Mary Quant e Courrèges nel 1961. Twiggy diventa un simbolo per le masse e con lei giovanissime modelle con occhioni da cerbiatto e gambe lunghe e magre sfoggiano abitini svasati. Queste atmosfere disincantate ispirano registi come Antonioni, che in “Blow-up” utilizza un’altra modella simbolo come Veruschka.  In una sala verrà proiettato proprio il film.

blow up verushka

Courrèges inventa nel 1964 lo “Space age Look” e fa sfilare modelle con alti stivali bianchi senza tacco, pantaloni o completi dal taglio geometrico bianchi o argentati. Pierre Cardin disegna abiti futuristi dove alle forme geometriche si sovrappongono tasconi e zip giganti, grandi intagli a oblò e rigonfiamenti, rigorosamente bianco-neri. Sono esposti anche abiti di quell’epoca di Enzo, Daniel Molho, Louis Feraud e Maxi Librati.

E poi c’è Paco Rabanne che utilizza materiali del tutto innovativi come le plastiche e i metalli per costruire miniabiti e accessori fatti con scaglie quadrate, triangolari e ovali introducendo, nel 1966, la sua “Moda utopica”. L’uso del vinile è rappresentato da un abito di Ungaro del 1968, mentre, in Italia, Emilio Pucci è maestro di geometrie e colori e i suoi abiti in jersey hanno ormai fatto furore in tutto il mondo.

In una suggestiva sala vengono presentati abiti di alta moda sia francesi che italiani: Balenciaga, Pierre Balmain, Givenchy, Jacques Heim, Dionval, Emilio Shubert, Antonelli, Pirovano Montenapoleone, Wanda Roveda e Ripa Di Meana. Un omaggio speciale viene poi riservato alla Pop Art con un famoso abito di Gianni Versace riproducente la Marilyn Monroe di Andy Warhol e alla Op Art di Vasarely reinterpretato da Mila Schon.

versace marilyn abito pop

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