Matisse Arabesque, il viaggio cromatico del pittore fauve

Arabesque, un viaggio senza confini

Un viaggio senza confini e pieno di colori, un racconto emozionante di un periodo della vita di un artista poliedrico; stiamo parlando della mostra “Matisse Arabesque”, organizzata da MondoMostre e dall’Azienda Speciale PalaExpo, curata da Ester Coen e accessibile al pubblico delle Scuderie del Quirinale fino al 21 giugno 2015.

Circa 100 capolavori esposti su due piani dell’edificio, una vera e propria comparazione tra manufatti antichi indiani, stampe  giapponesi e statue africane, e i disegni e dipinti del grande artista.

L’intento di Matisse era di creare un dialogo tra la sua arte figurativa e le culture antiche orientali, attraverso il colore: il disegno, la costruzione degli spazi sono fondamentali per un pittore, ma mai quanto l’utilizzo del colore, secondo il movimento dei fauves.  Un andare al dì la dei propri limiti, un suggerimento di una visione plastica dell’insieme, un sogno orientale che va oltre lo spazio e il tempo, questo il concetto base di questo percorso espositivo.

Henri Matisse, “L’italiana”, 1916
Henri Matisse, “L’italiana”, 1916

Un viaggio che parte da quando Matisse s’iscrive all’”École des Beaux Arts” nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti e finisce con l’avvicinamento alle decorazioni caratteristiche dell’arte barbarica, passando per i contatti diretti con le opere di Van Gogh, Rodin e Cezanne, dal quale trarrà ispirazione.

Matisse e il teatro: costumi per “Le chant du rossignol”

La vera ciliegina sulla torta è data dalla presenza dei costumi originali, disegnati dall’artista per lo spettacolo teatrale “Le chant du rossignol“, visibili al termine della mostra. Qui Matisse supera i propri limiti e sovverte i colori originali del balletto del Novecento; in precedenza, si potevano usare solo tessuti chiari, quali il celeste o il bianco, ma il pittore fauve introduce altre tonalità. Così i mandarini vestono tuniche arancioni con decori a spirale neri, gli abiti delle dame di corte si colorano di oro, con stampe di nuvole beige, e il vedovo indossa un’ampia veste bianca, ricca di disegni geometrici neri.

matisse arabesque
Costumi teatrali disegnati da Henri Matisse per il balletto “Le chant du rossignol”

Appesa a una parete bianca, spicca una fotografia dell’Usignolo del 1927, in cui l’attrice Alicia Markova è fasciata in una tuta aderente bianca.

Il percorso espositivo si conclude con una frase celebre di Matisse: “Ma da sempre c’è voluto coraggio per essere semplici. Credo che non ci sia niente al mondo di più difficile. Chi lavora con i mezzi semplici non deve aver paura di diventare apparentemente banale“.

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