Salutare famiglia, banchetti e tombola per tornare al lavoro: sollevati o disperati?

Le vacanze natalizie stanno per finire e, nel bene e nel male, sono volate. E’ vero, ogni anno ci lamentiamo quando cominciano, perché siamo inseguiti da familiari e parenti di ogni tipo,  e quando finiscono, perché dobbiamo tornare al lavoro e, forse forse, erano meglio le domande della zia: “Te lo sei trovato un fidanzato, un lavoro, un dietologo? Hai provato ad andare a Lourdes? 

Per le donne tanto vacanze non sono, in effetti. Anche pulire, preparare banchetti regali e intrattenere conversazioni noiose è un vero lavoro, il lavoro della donna di casa che tutte le nostre nonne facevano e che, con grande orrore e disapprovazione, ci accusano di non saper più fare. “Perché ai miei tempi sai quante cose organizzavo! E non è che mi lamentavo come fate voi giovani.” E noi annuiamo colpevoli, mentre pensiamo “Sì, ma solo quello facevi.” Invece noi, dentro casa, fuori casa, dentro casa, fuori casa. Due lavori insomma.
Se è possibile, gli uomini sono ancora più stressati delle donne dato che, anche se non muovono un dito – sono sempre meno, per fortuna! -, la loro privacy non la vogliono neanche sfiorata e invece è fatta a pezzi con un coltellaccio da macellaio. Vedono gente, gente ovunque: in tutte le stanze, a tutte le ore. Sbuffano, inviano segnali di collasso immediato, minacciano di andare via di casa il 31 pomeriggio se trovano un’altra pentola appoggiata sulla Gazzetta dello Sport. Non ne possono più di bambini che scorrazzano e cianciare di femmine.

Vedendo come reagiscono, in modo opposto, i due sessi, si potrebbe credere che sia una caratteristica di genere: le donne amano il Natale, le feste, la confusione e lo shopping per Capodanno; gli uomini odiano l’invasione del proprio territorio, le domande impiccione, i parenti antipatici e la rinuncia al sonnellino pomeridiano. Poi, parlando con la gente, scopri che tante donne volevano tornare al lavoro a gambe levate, quanti uomini hanno preparato soufflé a forma di stella cometa. Allora, ti viene il dubbio che queste generalizzazioni non esistano più e che, da un certo punto di vista, ci siamo tanto evoluti, o confusi, da non avere più dei ruoli precisi. La via giusta, come al solito, sta nel mezzo.
Trovare un proprio equilibrio, indipendentemente dal sesso, ci fa godere dei momenti di festa, come di quelli di noia; di vacanza, come di quelli di lavoro. Partire dal corpo e traferire il benessere alla mente, potrebbe essere un buon piano; quindi, pilates, yoga, brodini e verdure crude non possono che farci bene per ritrovare la tranquillità che, ammettiamolo, ci è un po’ mancata, e depurare l’organismo, messo a dura prova da sughi e carne al forno.

E il nuovo anno? Con buone probabilità la nostra vita non prenderà una svolta sconvolgente dal 31 dicembre al 10 gennaio, azzardo arrivando anche a Carnevale. Il cambiamento non dipende dall’ultimo numero di una data, alle volte non dipende neanche da noi. La vita ci offre opportunità ogni giorno, circostanze favorevoli o completi disastri, e di buoni propositi ne possiamo scrivere pagine intere, ma finché non decidiamo di volere qualcosa di più per noi stessi e architettiamo un piano geniale per prendercela, non cambierà proprio niente.
Augurarsi e augurare che l’anno nuovo risulti migliore del precedente è consuetudine antica. E significativa. Ci dice come in tutta la storia dell’umanità non ci sia mai stato un anno così ben riuscito da chiedergli il bis “, ha detto una volta Pino Caruso.
Un lavoro nuovo, una relazione stabile, una laurea tanto attesa, un bambino? Chiedetevi ogni minuto cosa volete perché, che sia 1990, 2015 o 2056, non sarà un anno sprecato se riuscirete a ricordare un solo giorno meraviglioso su 365. Magari meglio due o tre.

E se poi sarete anche il giorno meraviglioso di qualcuno, sarà valsa la pena di affrontarne 364 di merda.

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